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La CGIL sul POR: “Si inverta la rotta o sarà un altro fallimento”

Dopo il doppio intervento della UIL è la adesso la CGIL a lanciare l’allarme in merito al Programma Operativo Regionale della Calabria. In una nota stampa firmata dal Segretario Generale Angelo Sposato e diffusa dal sindacato nella giornata di mercoledì, infatti, i 5.000 interventi per 860 milioni di Euro presentati al Comitato di Sorveglianza sono l’attestazione di un fallimento che risulta ancora più evidente in virtù della mancanza di tracciabilità della spesa e del basso impatto occupazionale. Una condizione troppo precaria per garantire l’auspicato cambio di passo che permetterebbe alla Calabria di evitare la perdita di mezzo milione di abitanti nei prossimi 25 anni.
“Rimangono da spendere, del vecchio programma operativo, oltre 1,4 miliardi in tre anni” sottolinea la CGIL, che scorge il rischio di “un’altra grande occasione persa.”
Sposato dà inoltre ragione a chi ha sostenuto che il POR 2021/2027 sia stato realizzato con il copia e incolla e legge poca incisività da parte della Giunta Regionale anche nella discussione relativa al Piano di Ripresa e Resilienza in seno alla Conferenza Stato-Regioni.
A rendere ancora più grave il quadro, prosegue il Segretario Generale, il fatto che i singoli assessorati lavorino a compartimenti stagni, evenienza che ha reso lo sviluppo dei programmi Riapri Calabria, Lavora Calabria e il fondo Calabria Competitiva qualcosa di molto diverso da ciò per cui erano stati ideati.
“Per queste ragioni – afferma la nota, – riteniamo, in attesa del voto regionale di settembre, che la Presidenza del Consiglio dei Ministri debba intervenire direttamente sulla regione con un Tavolo Calabria, sia per l’emergenza Covid e vaccini, sia per l’emergenza economica.
“Serve un grande piano di riforme e del lavoro per la Calabria in una visione macroregionale con le altre regioni del Mezzogiorno” afferma la CGIL, che conclude sollecitando la partecipazione del Ministero per il Sud ai due comitati interministeriali per la transizione energetica e quella digitale.

Foto: Mario Funari

Redazione

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