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Locri Epizefiri: la “non colonia” greca

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri XX - Locri Epizephiri si è contraddistinta fin da subito per le sue caratteristiche uniche, che l’hanno in breve tempo resa qualcosa di molto diverso da una colonia Greca tradizionale. E questo non soltanto per la questione del matriarcato, ma anche per una serie di abitudini sociali e civili uniche al mondo.

Di Giuseppe Pellegrino

Locri non è una colonia nel senso storico e giuridico per come inteso dai Greci. Solo una comunità di rifugiati, che presto si sarebbe trasformata in una macchina politico-militare formidabile.
Si capisce, così, come non ci fosse bisogno di nessuno che ricordasse gli usi e le leggi patrie. Un popolo di fuggiaschi (servi o criminali che fossero) non aveva una storia dietro di sé, ma dolore e vergogna. Occorreva tenere presente solo le esigenze della nuova popolazione che si era formata dalla fusione di tre popoli, fuggitivi locresi, siracusani, e fuggitivi partheni, se non spartani, ma appartenenti a un unico ceppo sociale, quello dorico.
Non cambiano le conclusioni neppure se si accetta la teoria di Carlo Felice Crispo, che nega la leggenda del matriarcato e delle Donne delle Cento Case. Egli parte dalla considerazione che la colonizzazione era anche un mezzo che una polis utilizzava per liberarsi di gente inopportuna (come fu l’Australia per l’Inghilterra) e che la leggenda delle Donne delle Cento Case era nata per purgarsi di un’origine quasi delinquenziale della polis di Locri. Egli ravvisa, nell’emigrazione dei locresi, un’insofferenza alla dispotica autorità paterna e alla promiscuità della casa patriarcale; aggiunge che gli Opunzi avevano una civiltà arretrata, dediti com’erano alla cura del bestiame e della caccia, vivevano di rapine e pirateria; anzi la pirateria era un modo ordinario di vivere, fino anche al tempo di Tucidide.
Poiché Crispo non può ignorare né quanto dice Aristotele, né quanto dicevano Timeo e Polibio, conclude per una fuga che era anche conseguenza di un ratto di donne e, anzi, sottolinea che la leggenda delle Donne delle Cento Case non chiarisce se vi sia stato un connubio legittimo o una disonorevole e violenta unione. In ogni caso conclude che l’unione tra le donne locresi e gli uomini nascondeva di certo “una disparità di condizioni, […] chiara prova di un rapporto anormale, verificatosi per eventi straordinari, e l’indiretta e sicura conferma si trova nella varianti del racconto conservatoci dallo stesso Polibio.”
Si riferisce alla tesi solo per completezza ma, onestamente, essa si basa solo su un pregiudizio che nasce da un’osservazione di Tucidide sui costumi pirateschi di Locri. Leggendo attentamente il testo di Tucidide, però, non solo si capisce che il riferimento non è antico, ma anche che esso riguarda i Locresi del Golfo di Crissa, e non Locri Opuntia.
Conforta il dato sull’origine della polis dei Locresi di Epizefiri la seguente osservazione: la posizione di Locri a Oriente dell’Italia è più accessibile da Locri Opuntia, piuttosto che dal Golfo di Crissa.
La nostra rubrica non mira a essere un trattato storico (non abbiamo le competenze per produrlo) ma a chiarire che un’origine servile o spregevole non poteva portare a una costituzione aristocratica, ma popolare.
Da qui una legislazione unica e originale nella storia della Grecia, presa a esempio da molti e da molti imitata, ma senza che fosse superata, come testimonia Strabone, che ha visitato molto spesso Locri.
Con Crispo si può affermare che il Codice di Zaleuco contiene “un carattere di assoluta originalità contrastante con tutta l’ideologia etico-giuridica ellenica, anche la più antica.”
Non solo: neppure il calendario era uguale a quello degli altri Greci, del quale si trascrivono i mesi per come enucleati da Alfonso De Franciscis dalle Tabelle di Zeus e per come ci è è stato tramandato anche da Plutarco: Apellaios, Artamitios, Boukatios, Patr…, Athanaios, Palamnaios, Dionìsios, Agreios, Damatrios, Heràkleios, Ippodròmios e Pànamos. Ciò, forse, in ossequio a tradizione micenea.
I mesi erano dodici e tutti di 30 giorni. L’anno iniziava più o meno il 23 dicembre (e, comunque, in concomitanza con il solstizio d’inverno). Esisteva un mese a intercalare, detto embolimos. Il tempo veniva diviso secondo la rotazione della Luna intorno alla Terra. Si deve dedurre, pertanto, che il mese embolimos servisse per correggere l’errore dei mesi rispetto alla rotazione, né più e né meno di come avviene con il mese di febbraio negli anni bisestili. Da un sommario conteggio, l’embolimos veniva conteggiato ogni cinque anni. Nel resto della Grecia si nomavano così: Gamelione, Antesterione, Elafebolione, Munichione, Targelione, Sciroforione, Ecatobeone, Metagitnione, Pianepsione, Memacterione, Posideone.
Presso i Greci il giorno era diviso in dodici ore, più o meno lunghe secondo la stagione. Era anche diviso in alba e aurora, mattino, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e sera.
In conclusione, per Locri non si può parlare di una colonia, mentre invece si è in presenza di Città-Stato del tutto nuova sotto l’aspetto politico istituzionale e sotto l’aspetto della previsione legislativa.

Foto: calabrianostra.blogspot.com

Redazione

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