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Costume e Società

Klaus Davi: «In Israele c’è una piccola Calabria»

Dall’Ufficio Stampa Klaus Davi

Pennestrì, Minniti, Sculli, Locri, Polimeni, Staiti, Samo, Morabiti (e curiosamente non Morabito), Romeo, Stilo, Gerace, Violi, perfino Gratteri. E ancora: Cosentino, Diamante, Monaco, Manti, Ajello, Palumbo, Caulonia (sì, anche Caulonia!), Plati (ma senza accento), Palizzi, Careri, Bianco. Non poteva mancare Naim, Cimina, Naimo, Calabrese, Calabria, Calabre. Di cosa parliamo? Non dell’elenco telefonico di Reggio Calabria o di Locri ma di famiglie Israeliane al 100% che hanno conservato, dopo ben 500 anni i loro cognomi originari. Sono tutti discendenti della foltissima comunità ebraica calabrese che fuggì dalla Locride e dalla Calabria dopo le persecuzioni del 1500 per andare nel nord Italia, nell’allora Impero Ottomano, in Albania, in Egitto. E ora queste famiglie sono tutte iscritte alle anagrafe di città israeliane, scolpite con i loro nomi e cognomi di provenienza, cioè: la Calabria. Il massmediologo Klaus Davi (con lo storico Nicolo Bucaria) sta preparando un documento sulle Radici calabresi dello Stato di Israele partendo proprio dai cognomi delle famiglie ebree di Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, Nazaret, Elat, Beer Sheva, Ramla, Safad e tanti altri luoghi.
«I calabresi e gli ebrei sono primissimi cugini. Questa è la prova. Proporremo alla Unione delle Comunità di approfondire questa ricerca che attesta come gli ebrei calabresi siano rimasti legati alla loro terra di provenienza a dimostrazione che l’antisemitismo in Calabria è un attentato soprattutto contro la storia della Calabria stessa. Gli ebrei calabresi hanno mantenuto i loro cognomi dopo 500 anni. Quale modo migliore per onorare una testimonianza di accoglienza come la nostra!» ha dichiarato Klaus Davi.

Foto: avvenire.it

Redazione

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