Costume e Società

Il serial killer che amava cucinare le sue vittime

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I contenuti che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità.

Chi, da bambino, non ha avuto paura dell’uomo nero? Ogni bambino al solo udire questa espressione l’uomo nero, impallidisce, stringe le spalle, spalanca gli occhi e corre subito a proteggersi sotto le coperte.
Purtroppo non si tratta di una leggenda né di un mito, perché l’uomo nero esiste e ha un nome e un cognome, si tratta di un soggetto fortemente angosciante, che vi toglierà il sonno.
Una storia assolutamente spaventosa, la più feroce che un uomo possa aver concepito nella sua mente. È la storia di un ometto piccolo, con la barbetta, anziano, il nonno che tutti avrebbero voluto, un uomo a cui chiunque di noi avrebbe dato fiducia.
Quest’uomo si chiama Albert Fish, nasce il 19 maggio del 1870 a Washington e verrà giustiziato per i suoi terribili crimini attraverso un’esecuzione sulla sedia elettrica.
Chi era Albert Fish? E perché è stato definito l’uomo nero?

La giovinezza e il delitto del 1910

Albert Fish, dopo la morte del padre, viene affidato all’Istituto per minori. Proprio qui inizia ad avvertire le prime sensazioni orribili; lui stesso afferma che in quell’Istituto venivano disposte pene corporali ai bambini che sbagliavano ed è proprio in quel periodo che comincia ad avere i primi incubi.
Albert prova sulla sua pelle i primi atti di sadismo ma, soprattutto, impara a sopportare il dolore.
A 26 anni Albert sposa una ragazza più giovane, con la quale ha sei figli; è un uomo con un’istruzione molto carente ma molto intelligente e astuto, ed è proprio grazie a questa sua caratteristica che ha modo di vivere la sua vita da uomo libero, truffando la gente. Un giorno, la moglie, stanca di avere accanto un uomo così strano, lo abbandona e lo lascia da solo insieme ai suoi figli. Ma tutto ha una conseguenza!
Dopo essere stato abbandonato, Albert continua le sue truffe, ma emerge in lui una ripugnante mania, quella di mandare lettere indecenti sia a signore sia a signori: proprio per questa sua mania incontrollabile venne arrestato molte volte e finisce anche in manicomio soprattutto per l’estremo sadismo che caratterizza quegli scritti. I suoi figli raccontano che Albert, durante le sere di luna piena, avesse la strana abitudine di mangiare un enorme quantitativo di carne cruda, di dubbia provenienza. Infatti, in quel periodo, Albert inizia a fare delle ricerche sul cannibalismo e sul sadismo e compra oggetti legati a questo mondo. Proprio in questo periodo di ricerca e di studio Albert commette il suo primo delitto. È il 1910: si tratta di un uomo che viene seviziato e fatto a pezzi con la mannaia. Contestualmente a tali studi Albert inizia ad avvicinarsi e arriva a essere ossessionato dalla religione: ha infatti un’abissale crisi mistica che lo trascina in un pozzo senza fondo. Inizia ad avere delle allucinazioni sia visive che uditive, sente voci che gli parlavano e vede persone che girano intorno a sé. Durante gli episodi di allucinazioni Albert alza le braccia verso il cielo e grida:

Io sono Gesù Cristo!

Data la sua enorme ossessione per il mondo religioso inizia a leggere la Bibbia storpiandone ovviamente il significato e lui stesso racconterà di aver sentito più volte Dio ordinargli di dover compiere atti terribili sui bambini. Inoltre, in questo stesso periodo, Albert inizia anche la strana pratica di conficcarsi degli spilli in parti del corpo impensabili, spilli che, spesse volte, si spezzano e rimangono dentro la sua pelle; ai suoi figli ordina di frustarlo fino a ritrovarsi la schiena piena di sangue. Ma la sua folle e terribile ossessione è un’altra: quella di uccidere i bambini. Lui stesso afferma di averne uccisi circa 100.

La prima vittima accertata

La prima vittima accertata di Albert Fish risale al 1924, si chiama Francis McDonnell, un bambino di 8 anni che si trovava davanti casa a giocare; i testimoni escussi dichiareranno di aver visto quest’uomo, Albert, osservare accuratamente il bambino e profferire tra sé e sé frasi incomprensibili. Quel giorno Albert non mette in atto il suo disegno criminoso, ma torna il giorno successivo: troverà il piccolo intento a giocare a palla insieme ad altri bambini, ma riuscirà a portarlo via con una banale scusa. I genitori del bambino danno l’allarme soltanto la sera, perciò Albert ha tutto il tempo di agire in tranquillità. Il padre del piccolo Francis era un poliziotto e lui stesso organizza una squadra di ricerca: il bambino verrà ritrovato nascosto tra i rami, strangolato con le bretelle, denudato e massacrato con colpi di legno. Nel 1926 Albert colpisce ancora: questa volta si tratta di un bambino di 3 anni il cui nome è Billy Gaffney; in queso fatto criminoso è presente un testimone: un altro bambino che stava giocando insieme a lui che, alle domande degli inquirenti, dirà:

Billy è stato portato via dall’uomo nero.

Nessuno dà peso alle parole del piccolo testimone. Le ricerche non portano a nulla e solo in seguito viene in mente a qualcuno di tornare a chiedere al bambino qualcosa di più su quell’uomo nero: il bimbo descrive dettagliatamente Albert. Il piccolo assassinato non fu mai più ritrovato, ma sarà Albert Fish in persona, dopo il suo arresto, a indicare la scena del crimine e le modalità con le quali aveva massacrato la povera creatura. Albert indicherà una discarica di rifiuti e un casolare abbandonato lì vicino, raccontando di aver legato e frustato il piccolo e di essere ritornato il giorno dopo per frustarlo in modo più violento e per mutilarlo del naso e delle orecchie: proprio in quel momento il piccolo sarebbe morto. Ma Albert non era soddisfatto, perché il suo piano diabolico sarebbe continuato: smembrato il cadavere e lavate per bene le parti più tenere, Albert le aveva cucinate in una padella insieme a cipolla, carota e sedano, mentre le altre parti erano state messe in una casseruola per cucinarle al forno.
La sua dichiarazione sarà:

Vi assicuro di non aver mai mangiato niente di più buono e più saporito, mangiai ogni pezzo del bambino in circa 4 giorni.

Il delitto della piccola Grace

Tutti rimangono sconvolti dalla vicenda, ma non è questo il delitto più terribile di Albert Fish. Cade infatti nella sua rete una bambina di 10 anni, Grace, che vive in una famiglia con gravi problemi economici e, proprio per tale motivo, il suo fratellino, per aiutare la famiglia, mette un’inserzione sul giornale in cui chiede di essere assunto come bracciante. Dopo qualche giorno si presenta in quella casa un uomo magro, distinto, con la barba, il cappellino sulla testa, che chiede del bambino: dice di essere il proprietario di una grande fattoria e che perciò gli serve manodopera. Mentre espone la sua richiesta lavorativa, l’uomo squadra dalla testa ai piedi la piccola Grace; torna il giorno dopo per contrattare il lavoro con il bambino e invita la sorellina Grace a una festa

Vieni con me, c’è una grande festa con tanti bambini che sarebbero felici di averti insieme a loro.

Con la sua astuzia convince sia la madre, inizialmente titubante, sia la bambina; riesce a portarla via con sé, ma la bambina non torna mai più e non venne mai più ritrovata. Anche in questo caso è Albert stesso a indicare il luogo e il modo dell’uccisione attraverso una lettera terribile, che spedisce direttamente alla madre della piccola Grace; in questa lettera Albert racconta di aver portato la bambina in una cascina e che, mentre la piccola si era messa a raccogliere fiori, lui era entrato nella cascina e si era denudato. Quando la bambina aveva visto Albert nudo si era messa a gridare e a correre, ma lui l’aveva raggiunta e le aveva tappato la bocca con le mani; scrive di averla portata dentro la cascina, di averla denudata e legata a un palo e mentre la bambina piangeva e urlava che avrebbe raccontato tutto alla sua mamma. Aveva soffocato la piccola fino a ucciderla e poi l’aveva tagliata in piccoli pezzi in modo da portare tranquillamente la sua carne a casa; lì l’aveva messa in una casseruola insieme a degli aromi e l’aveva cucinata al forno. Scrive che:

Era buonissima, molto tenera e dolciastra, e che ho impiegato nove giorni per mangiarla tutta.

L’arresto e l’ultima emozione

Albert dichiara di non averla violentata, ma che lo aveva desiderato ardentemente. È proprio grazie a questa lettera che Albert Fish viene incastrato: la carta della missiva apparteneva infatti a una ditta di New York; si scopre che alcune buste da lettera appartenenti a quella ditta, come quella usata da Albert, erano state portate in una casa fuori città; in quella casa la Polizia trova un’anziana donna che afferma che in quella casa abitava un uomo che corrisponde alla descrizione di Albert Fish. La donna afferma che Albert si trovava in quel momento fuori città per qualche settimana, ma che sarebbe ritornato, e che al suo ritorno avrebbe avvisato immediatamente la Polizia, come effettivamente sarebbe poi accaduto! Al ritorno di Albert, la signora chiama la Polizia che si reca subito in quella casa e finalmente lo arresta.
Il processo ad Albert sarebbe iniziato l’11 maggio del 1935, con l’accusa di omicidio premeditato ai danni della piccola Grace. Durante il processo Albert è freddo e lucido. Alla lettura della sentenza, quasi estraniato dalla realtà, domanda:

Ma perché mi trovo qua?

La sua ultima sensazione è stata quella di sentirsi passare tra le vene, tra le ossa e nel cervello, la scarica elettrica che lo avrebbe ucciso. Ma per lui che era un pazzo, un maniaco, un sadico, quella scarica elettrica sarebbe stata la sua più grande soddisfazione.
Quando era in vita, infatti una delle sue affermazioni era stata:

Che emozione se dovessi morire sulla sedia elettrica! Sarà l’emozione suprema. L’unica che non ho mai ancora provato.

Foto: wikimedia.org

Vittoria Petrolo

Nata a Locri nel 1992 e cresciuta tra la costa ionica e quella tirrenica calabrese, finito il Liceo Scientifico ha intrapreso la strada della Giustizia, frequentando la Facoltà di Giurisprudenza prima a Catanzaro e poi a Caserta, sognando di indossare un giorno la toga. Amante del sapere ha frequentato corsi di Psicologia Criminale e Analisi della Scena del Crimine, ma ha frequentato anche corsi di Politica Forense e criminologia. Di recente è entrata nella International Police Organization e nella Counter Crime Intelligence Organization, di cui coordina la sezione italiana. Grazie a questa collaborazione ha scoperto il mondo della scrittura e che “mettere nero su bianco” le sue competenze costituisce un’eccezionale valvola di sfogo.

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