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Costume e SocietàLetteratura

Il presentimento che garantì un lieto fine

Di Francesco Cesare Strangio

Nel frattempo, entrò nella gioielleria il maresciallo con due militi appresso. I militari erano due giovani di media statura, uno dai tratti somatici tipici dell’Italia meridionale e l’altro dell’estremo settentrione. Dal modo in cui seguivano il maresciallo, davano la sensazione che Pasquale fosse ancora in servizio. L’agire dei due militi lo rendeva orgoglioso e fiero. Il maresciallo si sentiva ancora utile e indispensabile per la comunità. Dall’altra parte della piazza il farmacista ne seguiva le mosse, la curiosità innata nell’uomo in lui trovava la sua massima espressione. Era famoso per la curiosità e ancor più per il pettegolezzo. Nel paese dicevano che per bizzarria il farmacista occupava il primo posto. Subito dopo venivano il barbiere e il bottegaio degli alimenti: i tre erano peggiori delle comari (appena dopo che il sole guadagnava le vette dell’Appennino, al mignano le comari prendevano il dire dei compaesani. Pare che le loro forbici fossero così taglienti che al mondo non ce ne fossero altre uguali. Donna Giulia li guardava dal terrazzo del palazzotto e, annuendo, li biasimava).
Le zingarelle, rendendosi conto di quanto stava accadendo, partirono a gambe levate dirigendosi verso la periferia del paese, dove c’era una zingara con uno zingaro ad aspettarle a bordo di un vecchio furgone colore bianco sporco.
La bambina dai capelli colore del grano maturo fu presa in consegna dai due Carabinieri. Aquilino si avvicinò per rasserenarla e le consegnò il carillon. La moglie del dottor Jacopo si commosse a tal punto che le fece omaggio del carillon.
Aquilino, rivolgendosi al maresciallo, chiese: «Che cosa ne pensate? Troveranno i genitori della bambina?»
Il maresciallo rimase in riflessivo silenzio, poi disse: «Don Aquilino, credo che sia indispensabile che andiamo alla stazione dei Carabinieri e raccontiate quanto è a vostra conoscenza; credo che faciliterà alla giustizia il gravoso compito di accertare chi sono i veri genitori della bambina». Qualche minuto dopo che furono andati via i due Carabinieri comparvero il farmacista, il barbiere e il bottegaio. Gli occhi dei tre tradivano la non poca curiosità che li stava divorando. I tre vollero sapere tutto, tanto che pretesero che gli fosse raccontato l’accaduto con dovizia di particolari. I maestri del pettegolezzo erano famosi per la capacità di alterare i racconti, colorandoli con sapiente abilità, rendendoli interessanti e piacevoli.
Una volta che il gruppo di Aquilino terminò di fare il rendiconto ai gazzettini del paese, si avviarono in direzione della stazione dei Carabinieri. Il farmacista, il barbiere e il bottegaio rimasero in mezzo alla piazza per circa cinque minuti. Si salutarono e ognuno si avviò frettolosamente verso la propria postazione di lavoro: non vedevano l’ora di iniziare a rendere edotta la popolazione di quanto era successo quel giorno.
Non erano ancora trascorse due ore da quando i tre si erano congedati da Aquilino che con i loro racconti provocarono una tale confusione che neppure l’influenza dell’asiatica ne aveva creata così tanta. Le voci camminarono con la velocità del turbine, ognuno aggiungeva tanti nuovi particolari tanto che il fatto stesso passò in secondo piano.
Alla stazione dei Carabinieri Aquilino fece la sua deposizione. Il giudice dei minori destinò la bambina alle cure dell’orfanotrofio di Cosenza e, nel frattempo, la Farnesina comunicò la cosa all’ambasciatore della Jugoslavia che, a sua volta, informò le autorità del suo paese. Un mese dopo arrivarono a Cosenza i presunti genitori. La donna, prima ancora che vedesse la bambina, ci tenne a fare presente alle autorità che la ragazzina era nata con una voglia di mela sul coccige. Quanto detto dalla donna corrispose a verità. I ricordi e i presentimenti di Aquilino fecero sì che la storia avesse un lieto fine.
Aquilino s’incamminò verso casa, e com’era solito fare, s’interrogava e si poneva delle domande che quasi mai trovavano gli sperati ragguagli. Rivisitava, con una certa insistenza, i fatti accaduti durante il corso del tempo e le scene si riproponevano con una potenza incomparabile, al limite della psicosi ossessiva.
Rifletteva su alcuni punti che gli apparvero da sempre poco chiari, in quell’occasione gli venne spontaneo domandarsi: «Perché gli adulti devono imporre alle piccole creature di andare per le strade del mondo a chiedere l’elemosina? Per quale motivo a noi ignoto chi sta oltre il bene e il male non fa sentire la sua collera?»
Anche in quella occasione non riuscì a darsi una risposta, quindi non gli restò altro che rifugiarsi nella dimensione dove regnano incontrastati i paradossi.
La vita riprese con il ritmo di sempre; la vicenda della bambina tenne banco, nei bar e nelle piazze del paese, per lungo tempo. Aquilino riprese a passeggiare per le vie del borgo e come sempre rimaneva meravigliato da quello stato di filosofia in cui i compaesani amavano rifugiarsi. La cosa che più lo faceva andare in bestia era che la metrica del pensiero del giorno dopo era identica a quella del giorno prima: «Il porco ha tre peli, tre peli ha il porco.»

Continua…

Foto: dilei.it


Gedac

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