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Attualità

Lo strano caso del Museo di Locri

Con l’istituzione della zona gialla nella nostra Regione, oltre che i ristoratori e le scuole, e nonostante sia passato maggiormente sotto silenzio, hanno potuto riaprire anche i Musei.
Nella Locride, lo sappiamo bene, il polo museale più grande e importante è certamente quello costituito dal Museo e Parco Archeologico nazionale di Locri, costituito, oltre che dall’Antiquarium e dalla zona circostante, anche dal Casino Macrì e dal Museo del Territorio allestito in Palazzo Nieddu del Rio, che raccoglie reperti provenienti non solo dall’antica Locri, ma anche da Siderno, Roccella Jonica e altri centri limitrofi. Tre musei in uno che, ci ha riferito l’architetto e rappresentante dell’Associazione HistoriCal Attilio Varacalli, hanno fatto registrare, in occasione della ripartenza, un eccellente numero di visite… se relazionato all’afflusso medio di visitatori del polo.
«Il Museo di Locri – ci spiega infatti Varacalli, – costituisce un caso davvero singolare, perché al netto dell’esposizione di pezzi unici al mondo e dell’organizzazione di incontri e convegni con esperti del settore, non riusciamo a intercettare l’interesse delle persone del territorio che, anzi, nella maggior parte dei casi sono convinte che il Museo sia chiuso.»
Le chiusure imposte dal Covid-19, insomma, non sono state altro che la proverbiale pioggia che cade sul bagnato.
«Dall’inizio dello scorso anno e anche durante l’estate – prosegue Varacalli, – la direttrice (oggi dimissionaria) Rossella Agostino non ha fatto altro che comunicare ai media che il Museo era aperto e visitabile, mostrando persino in servizi dedicati del TGR e di TeleMia articoli di giornale che invece sostenevano il contrario. Proprio nel tentativo di ampliare l’offerta, anzi, abbiamo allestito al Casino Macrì una mostra fotografica all’interno della quale è contenuta una foto dell’Aspromonte di 6×1 metri più altri pannelli e strutture realizzate solo con materiale riciclato, per non parlare della mostra permanente di acquerelli di famosi artisti italiani ed europei di cui pure le persone del territorio sembrano ignorare l’esistenza. Il paradosso che si viene a creare, anzi, fa sì che, nonostante proprio al Casino sia esposta la Brattea di Siderno, una lamina d’oro raffigurante l’adorazione dei Magi che costituisce uno dei pezzi più importanti di arte bizantina rinvenuti sul nostro territorio, andando a cercare informazioni su internet si indica come Museo in cui viene ospitata quello di Reggio Calabria!»
Attilio ci racconta con un accenno di disperazione che il Museo le ha provate tutte: segnalibri informativi e biglietti gratis per chi acquistava libri nei centri commerciali, doppia inaugurazione del Museo del Territorio, una mostra organizzata in collaborazione con il Liceo Artistico Preti Frangipane di Reggio Calabria, un accordo con il Comune di Bovalino per esporre dei busti e promuovere così le bellezze artistiche del comprensorio, mostrate anche dall’associazione HistoriCal sulla sua splendida pagina Instagram. Numero di visitatori? Zero.
«Eppure – ci dice Varacalli, – dall’estero riceviamo periodicamente attestati di stima e, fino a quando c’è stata la possibilità di spostarsi, un flusso costante di visitatori. Quando l’estate scorsa il nostro Togato di Petrara è andato a Roma sono stati spesi fiumi d’inchiostro sui giornali, ma lo stesso non si può dire per il Sarcofago delle Muse che ci è stato dato in prestito da Civita Castellana. Quando abbiamo organizzato un convegno con esperti provenienti dalla Cina hanno parlato di noi giornali orientali e sudamericani, la direttrice di un Museo di New York ci ha chiesto di esporre la Vasca in breccia di Aleppo, il più grande manufatto al mondo realizzato con questo rarissimo marmo proveniente dall’isola greca di Chio, che nessuno della Locride sembra sapere che si trova al Casino Macrì.»
Attilio non sa indicare con precisione le cause del disinteresse del territorio per il proprio Museo. Non sa dire se si tratta di cultura, di una distorta forma di campanilismo che impedisce alle agenzie di viaggio e alle strutture ricettive dei centri limitrofi di pubblicizzare il Polo o della politica che si ricorda di infrastrutture e personale solo con in occasione delle elezioni. Un dato certo è la mancanza di personale.
«In questo momento il servizio di biglietteria viene espletato dai vigilanti, perché il numero dei tirocinanti è ridotto e Regione e Mibact non trovano la quadra per indire un concorso con valutazione dei titoli e colloquio orale per assumerne di nuovo. Il risultato è che, spesso, gli operatori degli uffici si sono ritrovati a fare le guide e che, in questo momento, il Museo non vanta più nemmeno il bookshop e il bar che si trovavano all’ingresso.»
Un destino inglorioso che, lo promettiamo, cercheremo con tutte le nostre forze di cambiare.

Foto: blogcamminarenellastoria.com

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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