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Scuola: la Didattica Digitale Integrata batte a tavolino la Didattica A Distanza

È trascorsa una settimana dalla riapertura delle scuole calabresi e dalla discussa ordinanza del Presidente facente funzione Nino Spirlì che lasciava a dirigenti scolastici e genitori libera scelta in merito alle modalità e all’opportunità di rientro in aula degli studenti. Dopo aver ascoltato le prime impressioni di un docente dell’Istituto Tecnico Industriale Ettore Maiorana di Roccella Jonica, questa settimana abbiamo chiesto all’insegnante del Liceo Classico Ivo Oliveti di Locri Chiara Ferraro di tracciare un bilancio della prima settimana di Didattica Digitale Integrata.
Spieghiamo innanzitutto cosa sia la DDI.
Nel nostro istituto tutte le classi sono rientrate con la metà degli studenti. La scorsa settimana abbiamo affrontato il primo turno mentre, a partire da ieri, chi era rimasto a casa viene in aula e viceversa. Metà classe, pertanto, è con nelle aule e l’altra metà è proiettata sulla Lavagna Interattiva Multimediale.
Questa condizione non crea delle difficoltà tecnico-organizzative?
In parte. L’Animatore Digitale aveva già predisposto in estate un potenziamento della linea, cosa che ci ha permesso di limitare i problemi tecnici, ma molto dipende dalla duttilità del docente nel gestire la classe. Si rischia, infatti, di ignorare la parte della classe che non è in aula e, al contempo, gli studenti in Didattica A Distanza perdono parte delle dinamiche relazionali. Resto comunque dell’avviso che questa soluzione sia migliore della DAD al 100%, che stava diventando alienante, soprattutto per gli studenti del 1º e 2º anno, che hanno vissuto da casa metà del loro percorso scolastico. Dal 1º febbraio, invece, è come se fossi rinata.
Al di là delle dinamiche sociali, avete accumulato un ritardo nel percorso didattico?
Sì, e siamo stati anzi obbligati a prendere delle decisioni importanti sullo scaglionamento dei programmi. In una classe che seguo da tre anni, ad esempio, sto raccogliendo risultati di latino piuttosto deludenti. Cosa che fa scattare il campanello d’allarme sul calo dell’apprendimento e sugli strascichi che procurerà il protrarsi di questa condizione. Ecco perché era necessario tornare.
Nel complesso, dunque, come giudica questa prima settimana di rientro?
Positiva. Innanzitutto perché ho visto che i mezzi stanno funzionando, inoltre perché c’è un canale diretto con l’Ufficio Scolastico Regionale grazie all’impegno dei Segretari, che passano quotidianamente nelle classi per sapere quanti studenti sono presenti in aula e con che mezzi sono arrivati. Gli ingressi, inoltre, sono scaglionati in quattro fasce orarie e, comunque, la nostra popolazione scolastica limitata ci aiuta a gestire la situazione.
La settimana scorsa Spirlì ha incontrato insegnanti e dirigenti annunciando che avrebbe ritoccato l’ordinanza relativa al rientro, ma non abbiamo avuto altre novità. Voi sapete qualcosa?
No, ma posso dire che, per arginare un’interpretazione troppo libera dell’ordinanza la dirigente del Classico di Locri ha stabilito di accettare le richieste di DAD solo per un numero limitato di motivi, legati soprattutto a problemi di salute e/o famigliari. Ma, che io sappia, non ci sono state richieste di questo tipo da parte di nessuno, anzi abbiamo un gran numero di studenti che chiedono di trascorrere il numero massimo di ore in aula.
Non avendo un indirizzo preciso né a livello regionale né a livello statale, come vi state organizzando?
Restiamo pronti al cambio di disposizioni da un giorno all’altro. Sappiamo che potremmo avere a stretto giro la comunicazione di dover chiudere di nuovo, o di ampliare la frequenza al 75%…
Ritiene fondati i timori che il virus possa diffondersi più facilmente nelle scuole?
Se si seguono le regole è praticamente impossibile prendere il virus a scuola. Al Classico, infatti, abbiamo avuto solo il caso di una collega che, tuttavia, non ha contagiato nessuno proprio perché avevamo un protocollo rigido da seguire. Come hanno detto altri, il problema restano gli spostamenti e i ragazzi che non devono fare assembramenti fuori dall’Istituto e che devono essere ripresi quando accade.
L’anno scorso si è fatto un gran parlare degli Esami di Maturità. Ma che mi dice di quelli di quest’anno?
Che sono fortemente preoccupata. Ho una 5ª e vedo la preoccupazione dei ragazzi che accomuna anche noi insegnanti. Chi affronterà la Maturità 2021 viene da metà 4º e metà 5º anno in DAD e non sappiamo come gestire l’ultima parte del programma, perché un conto è preparare gli studenti a uno scritto, altro è farlo per l’orale. Credo comunque che sarebbe meglio fare una parvenza di scritto, magari solo con una 1ª e una 2ª prova: sarebbe più dignitoso rispetto alla farsa di un colloquio orale con una commissione interna. È un dato di fatto, comunque, che chi sta affrontando l’ultimo anno oggi sia più danneggiato rispetto a chi ha sostenuto la Maturità 2020. All’epoca eravamo in ballo e abbiamo ballato, ma quest’anno prima il Ministero dell’Istruzione ha annunciato delle linee programmatiche, quindi è caduto il Governo e siamo ripiombati nell’incertezza. E intanto continuiamo a brancolare nel buio e non sappiamo come preparare i ragazzi.

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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