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Vincenzo Maesano: “La polemica sulla scuola? Una mossa politica”

L’Amministrazione Comunale di Bovalino non accetta supinamente le critiche mossegli dagli avversari politici in merito alla querelle sulla riapertura delle scuole. Il sindaco Vincenzo Maesano, che abbiamo raggiunto telefonicamente, sostiene infatti che Bovalino non viva una condizione di emergenza tale da pregiudicare il rientro in aula. I nuovi contagiati residenti nel Comune che, in virtù delle guarigioni, si mantengono sostanzialmente sulle 100 unità, sono appartenenti a nuclei famigliari già precedentemente posti in quarantena, una condizione che fa ritenere a Maesano che il ceppo sia stato individuato e che il monitoraggio stia funzionando. Ma ecco come il primo cittadino ha risposto alle nostre domande (e al fronte del no) in merito alla riapertura degli istituti.
Nuova Calabria, nella figura di Alessandra Polimeno, sostiene che il problema della riapertura delle scuole sia determinato dal fatto che l’emendazione di un bollettino settimanale non restituisca un quadro preciso della situazione.
Cosa non vera. Perché quando riceviamo gli aggiornamenti dalla Prefettura, dalle Forze dell’Ordine o anche dal laboratorio che effettua i tamponi antigienici con il quale il Comune ha la convenzione i dati vengono immediatamente trasformati in provvedimenti di isolamento o quarantena per come prescritto dalla legge: dunque viene contattato il soggetto positivo, gli viene comunicato che deve restare in quarantena, viene emessa l’ordinanza e, nell’arco di 24 ore, gli viene notificata. La diffusione dei dati sui contagi alla cittadinanza, insomma, è cosa diversa dalla conoscenza degli stessi da parte dell’Ente Comunale, al quale non si impone attraverso nessuna norma che queste statistiche vengano diffuse tra la popolazione.
Quindi non pensa che questo possa condizionare l’andamento dei contagi nelle scuole?
Se non avessi in mano i dati potrebbe accadere ma, ripeto, il Comune li conosce. Andando alla sostanza, Nuova Calabria dovrebbe prendere una posizione: quando pubblicavo il bollettino dei contagi ogni due giorni sono stato accusato di volermi fare pubblicità mentre ora, che per problemi organizzativi emano un bollettino settimanale, parlano di superficialità. La possibilità che il soggetto possa diffondere il contagio non esiste per quanto affermavo in precedenza. Io non brancolo nel buio, ma sono in contatto continuo con Carabinieri, Prefettura di Reggio Calabria e responsabile Covid di Locri presso l’ASP, una rete che funziona bene da almeno un anno.
A sostegno della tesi che la riapertura delle scuole sia stata un azzardo, Polimeno indica l’assenza di uno screening e di tamponi rapidi che si sarebbero potuti finanziare con il Piano per il Diritto allo studio della Città Metropolitana.
Io credo sia necessario parlare con dati scientifici alla mano e, nella questione scuole, abbiamo quesi dati certi: che, per legge, in zona gialla, le scuole vanno riaperte e, anzi, l’abuso sarebbe non riaprirle e che è scientificamente provato che il test antigienico non è sicuro, tanto che, per decreto del Ministero della Salute ogni paziente che vi si sottopone deve essere verificato successivamente con tampone molecolare, l’unico che attesta con infallibilità la presenza o meno del Covid-19. Due dati che già smentiscono quanto afferma Polimeno. A questo aggiungo un terzo elemento, un evento verificatosi proprio a Bovalino: ho posto in quarantena precauzionale una bambina, la sua famiglia e la classe che frequentava dopo che il test antigenico aveva dato risultato positivo. Il test molecolare sulla bambina, che ci interessava per la questione scuola, ha dato esito negativo dopo due giorni e sto pubblicando proprio in queste ore l’ordinanza nº 102 con la quale revoco quella quarantena imposta per eccesso di zelo. Una dimostrazione pratica della fallibilità del test antigenico, un tipo di screening che richiede una spesa che potrebbe rivelarsi inutile per quanto abbiamo appena detto. Dovrei fare 1.700 tamponi con una spesa di 20mila € che dovrei prendere dove? Sottraendo forse fondi agli assistenti educativi che proprio Nuova Calabria ha sostenuto mancassero, dalle attrezzature per le persone disabili o dalla mensa? Sarebbe distrazione di fondi, che io non faccio. Tanto più che non posso certo recuperarli nel Piano per il Diritto allo studio, nel quale non è prevista una somma destinata al Covid-19.
A proposito di disabili. Vito Crea vi accusa invece di non aver previsto misure per la messa in sicurezza di questa categoria di studenti.
Con il servizio dell’assistenza educativa abbiamo previsto anche una un’assistenza domiciliare dedicata proprio a loro. Quando abbiamo chiuso le scuole dal 7 al 31 gennaio per l’alto numero di contagi abbiamo bloccato anche la didattica in presenza per i disabili che, invece, per legge, avremmo potuto consentire. Che altro tipo di tutela avremmo dovuto adottare?
Bruno Squillaci sostiene invece che ci siano ancora troppe famiglie che avrebbero preferito avere i ragazzi a casa.
Un dato che rappresenta un opinione personale, perché io ho ricevuto in questi giorni tantissimi genitori che volevano invece che i ragazzi rientrassero. E anche con i più perplessi è stato sufficiente illustrare le contromisure adottate per la salvaguardia di bambini e ragazzi che sto spiegando in questa sede per convincerli che la decisione sia ponderata. Il resto credo che sia un tentativo di cavalcare la pandemia per fomentare la paura e colpire l’avversario politico.

Foto: ilreggino.it

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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