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Attualità

Il “sistema” Calabria e la spaccatura creata da “Presa Diretta”

Ha creato non poco clamore l’ultima puntata di Presa Diretta, noto programma di approfondimento giornalistico condotto da Riccardo Iacona e in onda su Rai3 ogni lunedì in prima serata. L’ultima puntata, trasmessa il 15 marzo, dal titolo Processo alla ‘ndrangheta e realizzata grazie alla collaborazione dei colleghi di Corriere della Calabria, è stata infatti interamente dedicata all’inchiesta Rinascita-Scott, al sistema che, secondo gli inquirenti, legherebbe la nuova criminalità organizzata calabrese ai colletti bianchi e al lavoro di ristrutturazione capillare che il magistrato Nicola Gratteri ha dovuto condurre all’interno della Procura di Catanzaro per scardinarlo.

Reazioni discordanti

La descrizione della Calabria emersa dall’inchiesta trasmessa sulla televisione di Stato ha, come spesso accade nei confronti delle trasmissioni televisive dedicate alla nostra Regione, scatenato reazioni contrapposte, tra chi sostiene che la narrazione abbia trasmesso il messaggio non veritiero che gli illeciti descritti siano la normalità, e chi invece avrebbe voluto che venisse calcata ulteriormente la mano ritenendo che la denuncia sia l’unico modo per veder cambiare le cose.
Appartiene proprio a questa seconda categoria Carlo Tansi, rappresentante della compagine politica Tesoro Calabria e candidato alle prossime Elezioni Regionali assieme all’ex Procuratore Luigi De Magistris che, in una nota stampa inviata ieri sera, ha avvalorato quanto raccontato nell’inchiesta riportando brevemente la sua esperienza personale come ex Capo della Protezione Civile Calabrese, prima annunciare il supporto incondizionato suo e della sua coalizione politica al Procuratore Gratteri.

Le parole di Carlo Tansi

«Il Sistema Calabria identificatosi e palesatosi sugli schermi di Rai3 con l’ancor più corrotto Sistema Catanzaro – ha affermato Tansi, – non può essere un mistero o una suggestiva invenzione a seconda dei casi, per nessuno. E chiunque dovesse continuare a ignorarlo o, peggio, a negarlo, sarà facilmente smascherato come sodale di determinati personaggi della cricca che, unitamente alla folta schiera dei loro lacchè, soffoca questa terra bellissima ma disgraziata.»
Tansi assicura dunque che il progetto di rinnovamento della sua compagine sia stato dalla trasmissione ulteriormente stimolato a pianificare un programma che, grazie alla volontà popolare, possa finalmente entrare nei palazzi della politica e «imporre una mentalità nuova all’insegna della legalità e della trasparenza» grazie al supporto di professionisti dall’alta levatura umana e morale come Gratteri e a un’informazione libera «come quella proposta dall’amico Riccardo Iacona.»

Le Camere Penali: “Un processo mediatico che amplifica il potere delle mafie”

Fortemente critico, invece, è stato il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi, che ha affermato di non sorprendersi più dinanzi a “l’attacco scriteriato e indiscriminato alla presunzione d’innocenza e ai principi costituzionali del giusto processo.”
La trasmissione, prosegue la nota del Coordinamento, avrebbe fatto emergere una volta di più il già denunciato rischio che venissero pregiudicate “le istanze a presidio delle libertà individuali”, mettendo in atto la “barbarie del processo virtuale, mediatico, anticipato, capace di condizionare non solo l’opinione pubblica, ma soprattutto i giudici che compongono il Tribunale del Processo Rinascita Scott.”
In altre parole, una “spettacolarizzazione” dell’inchiesta che nuoce alla dignità e alle sorti processuali dei soggetti coinvolti.
A questo si aggiungerebbe la gravità della riproduzione delle intercettazioni senza il filtro del perito e la divulgazione di immagini e atti “nell’assenza assoluta di un valido contraddittorio”, senza che venga fatto accenno alle oltre 200 misure cautelari già revocate.
“Sotto lo scudo del diritto di cronaca si è materializzato un attacco cruento ai principi cardinali del sistema penale” prosegue la nota del Coordinamento, che ritiene siano stati “sacrificati sull’altare di un giustizialismo propagandistico e inquisitorio, degno di una TV di regime”, “la libertà personale, la tutela dell’immagine, la difesa della dignità dei soggetti inquisiti e il diritto a un equo e giusto processo.”
Caratteristiche che ignorano la richiesta del Ministro della Giustizia Marta Cartabia di evitare i processi mediatici e anzi denunciare gli inquirenti che cercano sui media di amplificare la forza delle proprie accuse e che fanno temere un’amplificazione delle spinte antistatali che potrebbero, di fatto, accentrare maggior potere nelle mani delle criminalità organizzata.
Per queste ragioni, dunque, le Camere Penali Calabresi “propongono alla Giunta di voler proclamare lo stato di agitazione dell’avvocatura penalista, accompagnata da iniziative di carattere politico sull’intero territorio nazionale.”

Angelo Sposato: «Chi critica manda un messaggio grave»

Il Segretario Generale della CGIL Calabria Angelo Sposato, invece, punta il dito proprio contro chi ha mosso le critiche alla trasmissione, affermando che manda un “messaggio grave, un messaggio che arriva in modo distorto alla magistratura calabrese e all’informazione libera, forse un segnale che si vuole dare ai calabresi e non solo.”
Chi critica Presa Diretta e, più o meno indirettamente, Nicola Gratteri, compie, per il sindacalista, un’operazione di delegittimazione che andrebbe condannata senza remore dai vertici della RAI e dal Parlamento stesso, tanto più che tali critiche arrivano proprio in un momento in cui si assiste, continua la nota, a “una recrudescenza della ‘ndrangheta in Calabria, che ha iniziato a sparare in pieno giorno, come avvenuto a Cetraro, ai danni dell’auto del Comandante dei Carabinieri o a Lamezia, a una lavoratrice di Progetto Sud di Don Giacomo Panizza che utilizza beni confiscati alla ndrangheta, che si è vista squarciare le gomme dell’auto. Segnali inquietanti, che non possono essere sottovalutati. Serve una reazione della società civile della Calabria.”

Foto: rai.it

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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