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Antica Locri: un sistema integrato “polis”-campagna

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri XI - Per completare il discorso sulla conformazione territoriale della antica Locri è necessario comprendere quale fosse la distinzione che i greci facevano tra città e campagna, come classificassero i cittadini e quale fosse il rapporto tra quelli che oggi definiremmo centro e periferia.

Di Giuseppe Pellegrino

La distinzione tra città e campagna cominciava fin da fuori le mura della polis, anche se l’entrata e l’uscita dalla città era libera. Le porte erano chiuse e sorvegliate solo in tempo di guerra. Ciò impone l’accettazione che tra i cittadini della polis e quelli della campagna non ci fosse nessuna differenza di diritti. Quello che contava era l’appartenenza a una etnia.
Numa Denis Fustel De Coulanges sostiene che la polis fosse una fusione di stato e società, comprensiva di ogni suo aspetto di vita, dal matrimonio, alla famiglia, all’istruzione, alla religione. Non diversamente il Alfonso De Franciscis.
Il francese, certo, è un utopista, ma per Locri, sulla sanità, il concetto è essenziale, poichè solo in tal modo si riesce a capire i riti di Persefone e di Asclepio, e la funzione pubblica di sanità che tali riti avevano.
Alla polissi contrapponeva la χώρα (kòra), ossia la campagna. I tre termini uniti corrispondevano a una Città-Stato. Nel tempo, certo, il termine polisstava a indicare tutte le tre aree geografiche. Mogens Herman Hansen, allorché definisce il concetto, così precisa:
Città-Stato è una parola composta che si trova solo nei libri di storia, usata per parlare di una comunità che si autogoverna, di dimensione limitata, formata da una città più un territorio, in cui la città è il centro politico e il territorio fornisce una certa indipendenza economica.
A Locri l’uso del territorio deve essere stato anomalo. L’epoca di insediamento dei Greci nella polis definitiva non era quella del commercio. Eppure, nel territorio di Locri, come le esperienze successive impongono di dedurre, vi era una vocazione al commercio. Le montagne della Locride avevano una ricchezza rara per i Greci: l’abete rosso e l’abete bianco. Al riguardo è bene ricordare che con il termine Sila, derivato appunto dal termine Silva, i Romani indicavano tutto l’arco appenninico che fa da dorsale alla Calabria fino a Gambarie, mentre noi oggi limitiamo il termine alla Sila Piccola e alla Sila Grande. Invero, la deforestazione sistematica portò a limitare la denomizione sul piano del territorio, perché della Silva, di cui parla anche Gioacchino da Fiore citando l’incantevole moltitudine di alberi dell’Aspromonte. Dopo la venuta dei Romani, il termine Silva si limita alla sola foresta del Catanzarese e del Cosentino.
La vocazione al commercio di Locri è stata soffocata in un primo tempo da una sorta di autarchia economica, favorita anche dal divieto, durato fino al 354 a.C., fatto alla polis, di emettere moneta. Ciò mentre tutto il Mondo greco, e anche le realtà nascenti, Roma soprattutto, commerciavano con la moneta. Pensare di poter utilizzare il metodo del baratto con grandi quantità di legname era del tutto irreale e, invero, il divieto sarebbe stato aggirato, per come si vedrà. Poi la vocazione al commercio che era insita nei Greci ebbe il sopravvento. E, a Locri, deve esserci stata una darsena per la costruzione di navi e per il commercio di legname di notevoli proporzioni. Tutti i sub, nel periodo in cui la spiaggia viene, per così dire, mangiata dal mare, fotografano muri sott’acqua che vanno dalla fiumara La Verde fino a Brancaleone verso sud; e dalla stessa fiumara fino a Palazzi di Casignana verso nord.
La χώραdi per sé portava a limitazioni dei diritti politici per due ordini di motivi: in essa vi erano dislocati solo i cosiddetti Περιοικοι (Perieci) che,come dice la stessa etimologia, erano gli abitanti della periferia (coloro che risiedevano nei pressi della città) e che, in genere, non erano cittadininel senso che non appartenevano all’etnia greca e, in quanto tali, erano privi di diritti politici. Oppure erano πολίτες (polìtes), cittadini, ma che per la dislocazione del territorio non riuscivano a partecipare alla vita quotidiana pubblica dei cittadini ed essere, in conseguenza, attori delle decisioni che venivano prese nell’Agorà,nelle riunioni che, alla nascita di una città, si tenevano sicuramente mensilmente, se non addirittura settimanalmente.
Anche questo aveva influenza nell’enumerazione di cittadini-votanti, che non potevano essere meno di mille, la cui influenza sulle decisioni aveva una valenza fondamentale, in quanto il loro censimento era quasi in funzione delle disponibilità alla vita politica, e la cui dislocazione o all’interno delle mura della polis o nei pressi di essafavoriva in modo concreto.

Foto: turiscalabria.it

Redazione

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