Attualità

L’alba di un giorno migliore

Pensieri, parole, opere… e opinioni

Lo devo ammettere: alla promessa del Presidente Roberto Occhiuto che sarebbe riuscito a ottenere la delega alla sanità non avevo creduto. La ritenevo l’ennesima promessa elettorale (peraltro già fatta dai suoi predecessori), che si sarebbe infranta, probabilmente nemmeno per sue colpe dirette, contro lo scoglio di un Governo ancora accecato dalla questione infiltrazioni e intestardito sulla logica che per rientrare dal debito del settore servisse un tecnico che capisse quali altri servizi tagliare. Come potrebbe Occhiuto, mi domandavo, riuscire dove altri, politicamente validi quanto lui, hanno fallito nonostante i tentativi reiterati nel corso di intere legislature (a volte, vedi il caso Mario Oliverio, non riuscendo a trovare l’accordo nemmeno con il proprio stesso partito)? Invece, il nuovo presidente della Regione è riuscito a mantenere la promessa che aveva fatto ai calabresi esattamente 30 giorni dopo aver vinto le elezioni, facendo finalmente respirare ai cittadini un’aria di speranza. Se è vero il vecchio adagio che “il buongiorno si vede dal mattino” verrebbe da pensare che questa legislatura possa davvero riservarci molte altre piacevoli sorprese, ma è bene anche ricordare che, se “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, il fatto che il presidente rivesta oggi il ruolo di commissario non significa automaticamente che i nostri problemi siano finiti. Certo, lascia ben sperare il fatto che il Governo Draghi si sia fatto convincere da un piano d’azione dettagliato e il fatto che l’apprezzamento per quanto ottenuto da Occhiuto sia stato bipartisan. L’unica vera voce fuori dal coro, infatti, è stata quella della scetticissima Amalia Bruni che, pur avendo affermato lei stessa in campagna elettorale di desiderare che la delega alla sanità venisse rimessa nelle mani della squadra di governo, ha letto nella nomina di Occhiuto la velleità di un uomo solo al comando che, secondo lei, non sarà in grado di risolvere le criticità. «Ci vuole una squadra di altissimo livello e con ampi poteri per venir fuori da questa tragedia» ha dichiarato Bruni, una considerazione che mi trova d’accordo, al netto del fatto che non mi pare che Occhiuto abbia affermato che sarà l’unica persona a occuparsi delle criticità e che, comunque, quanto da lei auspicato richiederebbe una volta di più l’intervento del Governo.

Mentre restiamo in attesa di vedere quali saranno le prime azioni che il presidente intende intraprendere in qualità di commissario, possiamo poi sottolineare come, a rendere ulteriormente positiva la settimana per il nostro territorio ci abbia pensato la foto che potete osservare qui accanto. Come molti di voi avranno già capito, si tratta dello scatto che testimonia l’azione eroica di un gruppo di agenti della Polizia di Stato in servizio a Isola di Capo Rizzuto che, nella tarda serata dello scorso 3 novembre, non hanno esitato a gettarsi nel mare in tempesta pur di salvare un gruppo di migranti in difficoltà. Un adempimento del dovere apparentemente scontato che ci ha ricordato come i veri eroi non indossino i mantelli colorati e le tutine di spandex che i fumetti e il cinema ci hanno abituato a vedere e, soprattutto, complice la positiva diffusione su tutti i canali nazionali della vicenda, che la narrazione di una Calabria diversa, quella dal cuore grande e dall’invidiabile tenacia, quella dell’altruismo e della vera accoglienza, possa superare i confini regionali ed essere finalmente assurta a esempio da seguire per una Penisola che continua a osservarla con pietoso scherno.
Insomma, vogliamo leggere la dialettica di Occhiuto e il coraggio di questi soccorritori come l’alba di un nuovo giorno per il nostro territorio, un giorno che, al netto delle comunque mille difficoltà che dovremo affrontare, sarà almeno baciato dal sole di una rinnovata fiducia nelle nostre capacità. Nell’arco di appena sette giorni, abbiamo dimostrato al Paese di poter tornare a essere padroni del nostro destino e di poter dare lezioni di civiltà al mondo compiendo azioni semplici ma dal grande valore simbolico, che nessuna invettiva riesumata dal XX secolo relativa al fatto di avere sul territorio la capitale della ‘ndrangheta potrà mai cancellare.

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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